Forte Braschi
Il forte Braschi deve questo nome al fatto che l’area sulla quale fu realizzato apparteneva al cardinale Braschi; la sua denominazione ufficiale è, del resto, forte Casal Braschi, in quanto precedentemente sullo stesso sito sorgeva una delle postazioni di controllo della tenuta.
A cavaliere della strada (attuale via della Pineta Sacchetti) e dell’acquedotto, che vennero leggermente deviati, rimane sulla destra della via, a 2,5 chilometri a sud rispetto al forte Trionfale, a 2 chilometri (in linea d’aria) rispetto al saliente delle mura vaticane e a 1,5 chilometri dal forte Boccèa, a sud-ovest.
Con le artiglierie posizionate sul fronte esterno copriva da est a ovest la valle dell’Inferno, le alture a ovest della via Trionfale, le “ondulazioni” di Piombino, Vacchereccia, cascina Zacchei, l’area di Primavalle sino alle alture di S. Agata, piano di Marmo, Torrevecchia e Tre fontane. Con il fianco destro attuava il tiro incrociato con il forte Trionfale e copriva le alture di via Trionfale, quelle del Vaticano e la valle dell’Inferno. A sinistra, invece, assicurava il traguardo con il forte Boccèa e copriva le alture di Primavalle, Monte Spaccato, Acquafredda e delle Tre fontane.
La specificità difensiva era affidata, in particolar modo, al fronte principale per tutelare l’area a nord-ovest della capitale e al tiro incrociato con i due forti limitrofi.
Il forte Braschi fa parte della prima fase realizzativa del campo trincerato e fu iniziato in contemporanea con gli altri forti alla destra del Tevere. Cominciato nel novembre 1877, fu portato a termine nel 1881. Non si hanno in questo caso informazioni relative ai costi, ma l’esproprio di un’area appartenente al cardinal Braschi e la deviazione, sia pur di limitate proporzioni, della via e dell’acquedotto, dovettero far lievitare notevolmente i costi indiretti.
La planimetria essenziale del forte è riconducibile a un trapezio isoscele “spezzato” lungo un asse verticale nei due fronti principali, al fine di consentire un raggio d’azione più ampio alle artiglierie.
Il forte, in realtà, rientra nel gruppo di realizzazioni “tipologiche”, nel senso che presenta la classica morfologia del forte tipo Anversa con alcune minime variazioni interessanti da un punto di vista difensivo. Il fronte, costituito dai due salienti, è caratterizzato dalla caponiera centrale e dai due moderni orecchioni agli estremi, determinati dalle mezze caponiere a difesa dei fossati laterali; i fianchi obliqui presentano la stessa angolazione rispetto ai due fronti (120° rispetto al fronte e 60° rispetto alla gola) e le due facce della gola hanno al centro una caponiera a difesa dei fossati in asse con quella del fronte.
Se negli altri forti veniva stabilita l’assialità caponiera frontale - accesso, in questo caso l’asse è determinato dalle due caponiere, mentre l’ingresso rimane defilato sulla sinistra e preceduto da un puntone triangolare terrapienato al qual si accedeva da una sopraelevazione. Gli elementi tipologici ci sono un po’ tutti e non si è voluta modificare questa impostazione, a quanto pare coincidente con l’area più favorevole, anche a costo di deviare via e acquedotto. L’artiglieria schierata verso l’esterno in modo soddisfacente (5 postazioni), il traguardo minimo coi forti limitrofi, la protezione interna delle caponiere assiali e laterali e i muri alla Carnot rendevano questo forte una buona realizzazione difensiva.
L’articolazione planimetrica presenta qualche irregolarità. Dall’accesso principale, sul versante sinistro del forte, si passava agli edifici di guardia che conducevano ai ricoveri di gola. Procedendo, invece, si accedeva alla stretta e allungata piazza d’armi e, in asse con l’ingresso, troviamo un ristretto edificio per gli ufficiali, protetto da terrapieno. Gli ambienti voltati sul lato interno del fronte esterno e di quelli laterali servivano da base per il ramparo che su questi tre fronti era largo quindici metri, solo cinque sul fronte di gola, con un parapetto ampio nove metri nel primo caso e 4,80 metri nel secondo.
Queste variazioni riferite all’ingresso e al traversone centrale in asse sembrano determinate più da motivi di accessibilità viaria e condizioni altimetriche piuttosto che da esigenze difensive.
Il forte Braschi è situato nel XIX Municipio, si estende su una superficie di 8,2 ettari.
Destinato dal Prg del 1962 a zona N (Verde Pubblico), nel nuovo Prg, viene classificato come “Servizi pubblici di livello urbano”.
Ricade all’interno del Parco Regionale urbano del Pineto è in concessione al Ministero della Difesa, vi è la sede del Comando dei Carabinieri e del Sismi.
La gran parte di questo testo proviene dal libro a cura di Elvira Cajano “Il sistema dei Forti militari a Roma” - Gangemi Editore la cui proprietà letteraria è riservata
