Forte Casilina
Il forte Casilina, pur prendendo il nome dalla omonima via, fu realizzato tra questa e la Tuscolana, nella tenuta di Casetta degli Angeli, a un chilometro sulla destra rispetto alla Casilina e a 500 metri dalla Tuscolana. Il forte distava, poi, 4 chilometri dalla Porta Maggiore della cinta di sicurezza, 4,5 chilometri dal forte Appia Antica e 3 dal Prenestina.
Le direttrici tra cui fu realizzato mettevano in collegamento la capitale con la vasta area collinare compresa tra Frascati e Palestrina che il generale Araldi aveva identificato, insieme ai Colli Albani, come una delle postazioni più pericolose per la sicurezza della capitale se raggiunte dal nemico. La sua forza offensiva doveva essere soprattutto rivolta verso la pianura tra le due vie e, difatti, il fronte è munito di ben cinque postazioni doppie di artiglieria. Col fianco destro controllava, poi, l’importante nodo di collegamento ferroviario con Napoli e l’acquedotto Felice, la cui conservazione aveva determinato l’eccessiva distanza dal forte Appia Antica e la necessità di batterie intermedie. Il traguardo sarà assicurato successivamente con quella di Porta Furba. Col fianco sinistro, invece, batteva l’area pianeggiante di Centocelle sino ad incrociare l’artiglieria del Prenestina.
Il potente schieramento frontale delle artiglierie, con la sua posizione sufficientemente elevata e una linea di fuoco a 57 metri s.l.m., permetteva un adeguato controllo di quest’area così importante, sia pure con i limiti che queste opere potevano avere rispetto a una postazione collinare nelle immediate vicinanze.
Il forte fu realizzato tra il 1881 e l’82; nonostante le ampie dimensioni è il forte realizzato più velocemente dell’intero campo trincerato.
I costi rientrano nella media delle opere a sinistra del Tevere, che superavano quasi tutti il milione di lire. In questo caso i costi di costruzione ammontarono a £ 1.22.494 mentre quelli di esproprio furono di £ 56.130 proprio perché area intermedia scarsamente appetibile in termini edilizi.
Lo schema di base è assolutamente lineare: un trapezio isoscele con i due fronti rettilinei e lati che formano un angolo di 120° col fronte principale e di 60° con quello di gola. L’ampio fronte (120 metri) era protetto a livello del fossato da una caponiera centrale e da due mezze caponiere agli estremi, per il controllo dei fossati laterali, che formavano degli orecchioni. Dal lato di gola l’accesso avveniva tramite un bastione terrapienato che portava al ponte levatoio e all’ingresso bugnato, difeso – come al solito – da caponiera laterale.
Anche in questo caso, quindi, è prevalsa la schematicità tipologica con la morfologia regolare e simmetria centrale.
Le artiglierie erano schierate in modo massiccio sul lungo fronte, due postazioni su ogni fianco e altre due angolari. Murature ortogonali di sbarramento del fossato sono posizionate in punti rilevanti come su entrambi i lati delle caponiere. Successivamente i fossati furono ulteriormente protetti con muri alla Carnot.
L’articolazione interna – come si accennava – era assolutamente tipica e assiale. Dall’ingresso della gola un primo corpo portava a locali di servizio, un breve tratto nella piazza e corpo rettangolare per gli alloggi ufficiali, terrapienato. Al di là troviamo ancora la piazza d’armi e ampio fronte di ricoveri truppa con magazzini laterali e corridoi angolari che sostenevano il ramparo, ampio 16 metri, e relativo parapetto di 9 metri, con le postazioni di artiglieria alternate a traverse. Il dislivello tra la piazza d’armi (a 49,20 metri s.l.m.) e la linea di fuoco era di dieci metri.
Anche per realizzare le murature di questo forte si utilizzò la selce e le volte rafforzate con corsi doppi di laterizi e calcestruzzo. Dalla piazza interna gallerie portavano alla caponiera di gola e alle mezze caponiere, rampe esterne al ramparo di gola non armato, mentre al livello delle postazioni del fronte principale si arrivava dalle traverse.
Il forte ricade all’interno del territorio del VII° Municipio, si estende su una superficie di 3,8 ettari.
Destinato dal Prg del 1962 a zona N (verde pubblico) nel nuovo Prg viene riconfermato come “verde pubblico e servizi pubblici di livello locale”.
Attualmente il forte è in carico al ministero della difesa che lo utilizza come sede del comando operativo di vertice interforze (COI).
La gran parte di questo testo proviene dal libro a cura di Elvira Cajano “Il sistema dei Forti militari a Roma” - Gangemi Editore la cui proprietà letteraria è riservata
