Forte Tiburtina


Forte TiburtinoIl forte Tiburtina fu realizzato alla destra (rispetto alla direzione di uscita) della omonima via, ad una distanza di circa 5 chilometri dalle mura aureliane. Più che in altri casi è importante il collegamento con la via Tiburtina che poneva in connessione la Capitale con Tivoli prima e con l’Abruzzo sino alla costa adriatica e Pescara. Questa direttrice, infatti, nel Piano di difesa generale veniva considerata la seconda linea di sbarramento, a difesa della principale Roma- Ancona, al fine di bloccare ogni avanzata nemica verso il meridione dello Stato unitario. E per questa ragione estremamente strategica fu previsto il forte a presidio e controllo del punto di partenza di questa direttrice difensiva.
Il forte sorse nella tenuta della “Grotta di Gregna” e andava a “coprire” con la difesa del fronte esterno la pianura sino al fiume Aniene e le alture di Tor Sapienza; con le artiglierie del fianco sinistro difendeva l’area di Ponte Mammolo e il forte di Pietralata realizzato quasi in contemporanea (1881-85); con l’artiglieria del fianco destro si traguardava con quella del coevo forte Prenestina, in modo da controllare le insidiose alture a est.
Il forte distava poco meno di due chilometri dal forte Prenestina e 1600 metri da quello di Pietralata.
Il forte Tiburtina, come gli altri alla sinistra del Tevere, fu realizzato dopo il secondo stanziamento di finanziamenti per il campo trincerato. Fu realizzato tra il 1880 e il 1884 contemporaneamente al forte Prenestina mentre l’altro forte di traguardo, il Pietralata, fu iniziato l’anno successivo.
I costi di realizzazione superarono il milione (£ 1.253.376), con un costo molto elevato per l’indennizzo dell’esproprio, pari a £ 94.623. I costi complessivi sono abbastanza in linea con quanto si spese per il Prenestina e Casilina, mentre il Pietralata a nord, probabilmente per ragioni topografiche, ebbe costi molto più elevati (£ 1.502.455).
La matrice planimetrica del forte è assai semplice: si tratta, infatti, di un trapezio isoscele, con il fronte esterno e quello di gola entrambi rettilinei e i due fianchi con un’angolazione di 120° rispetto all’esterno e 60° rispetto al lato verso la città.
Su questo schema di base, desumibile dall’Icnografia delle Terre, furono realizzati gli elementi difensivi veri e propri, come la caponiera frontale, i moderni orecchioni sui due fianchi e un vero e proprio bastione pentagonale terrapienato sul fronte di gola. Le dimensioni, pur ampie, rientrano nella norma: il fronte esterno è di 240 metri, quello di gola 325 metri, con i fianchi ritirati lunghi 100 metri e orecchione di 33 metri, riferendoci alle strutture in muratura; il bastione terrapienato aveva fianchi di 30 metri, per una larghezza di circa 60 metri.
Il preciso progetto planimetrico, basato sulla semplicità morfologica, sulla perfetta simmetria data dall’asse ingresso-caponiera frontale e dalla presenza di tutti gli elementi difensivi possibili (compresi i muri laterali alla Carnot), realizzato anche grazie a una situazione topografica favorevole, porta a ritenerlo uno dei forti più efficienti e validi, derivato morfologicamente dal Forte S. Caterina del Campo trincerato di Verona, con i necessari aggiornamenti ossidionali.
L’ingresso principale, sul fronte verso la città, era preceduto da un vero e proprio bastione pentagonale in terra al quale si accedeva attraverso una rampa, mentre era difeso in senso stretto da una caponiera laterale con faccia semicircolare che sorvegliava tutto il fossato della gola del forte. Lateralmente al corpo di accesso due ali di ricoveri di gola con postazioni di fucileria, corridoio di scorrimento veloce e vani per i militari sorvegliavano il fossato e propriamente tutto il fronte verso la città. Proseguendo, invece, verso l’interno del forte, l’androne voltato dava accesso ai due magazzini laterali protetti da terrapieno.
Vi era, quindi, un primo varco verso la piazza d’armi del forte. Nel corpo centrale, articolato sui due lati del secondo traversone, avevano sede gli alloggi degli ufficiali, anch’essi accuratamente protetti da terrapieno.
Sul lato interno del fronte verso la campagna si articolavano tutti gli ambienti paralleli di ricovero della truppa ai quali si aveva accesso diretto dalla piazza d’armi e che erano collegati sul lato opposto da una galleria di scorrimento veloce. Ciò era finalizzato al raggiungimento delle rampe che portavano alle traverse, tre per ogni lato di questo fronte, alle quali si accedeva direttamente dalla piazza d’armi, ma anche dall’interno dei ricoveri dei soldati. Ai due estremi di queste due ali una serie di vani di servizio e di deposito. In questo caso specifico oltre ai magazzini di armi e proiettili vi erano laboratori di confezionamento cartucce, di caricamento proiettili. Vi è, quindi, un settore specifico – ogni forte sembra avesse una sua specializzazione – riferito alle armi e alle munizioni. Proseguendo ancora sotto il traversone, l’asse di simmetria del forte, si arrivava alla caponiera con faccia semicircolare a protezione del fossato del fronte esterno. In questo caso troviamo prima della caponiera due corpi trasversali con postazioni frontali di fucileria e da questi corpi si accedeva al muro alla Carnot su entrambi i lati.
Ritornando alla piazza centrale, da qui si accedeva direttamente alle traverse laterali, tre per ogni fianco e ai due passaggi coperti alle mezze caponiere poste a difesa del fossato relativo ai moderni orecchioni attraverso un corpo ad L con postazioni di artiglieria. Da queste due mezze caponiere si accedeva poi ai due muri alla Carnot a difesa dei fianchi del forte.
Ecco, quindi, che il fossato – della stessa dimensione sul fronte, fianchi e gola (metri 7.50) – su ogni lato del forte è protetto e controllato da postazioni continue per fucilieri e difeso sui tre lati esterni da postazioni scoperte di artiglieria.
Nessun altro forte ha un tale schieramento di postazioni difensive e di soldati ed è per questo che nel forte in questione si ha l’approvvigionamento di munizioni, con polveriere anche per i due fianchi, protette dai terrapieni.
L’assalitore, quindi, da qualsiasi parte fosse riuscito a penetrare nel fossato si sarebbe trovato sotto tiro, per uno sviluppo totale della linea di fuoco di 606 metri.
Il forte, situato nel V° Municipio ricade all’interno del parco Tiburtina, l’area del forte e della zona verde che lo circonda si estende su 23,8 ettari.
Nel Prg del 1962 venne destinato a zona N(verde pubblico) mentre il nuovo Prg lo destina in parte a “servizi pubblici di livello urbano”, ed in parte a “verde pubblico e servizi pubblici di livello locale”.
Attualmente l’area è di proprietà del demanio anche se risulta essere in via di acquisizione da parte del comune di Roma, al momento la struttura è inutilizzata.


La gran parte di questo testo proviene dal libro a cura di Elvira Cajano “Il sistema dei Forti militari a Roma” - Gangemi Editore la cui proprietà letteraria è riservata