Le Batterie
Altre opere del campo trincerato: la cinta di sicurezza e le batterie.
La cinta muraria di sicurezza
Il campo trincerato di Roma non era solo costituito da opere esterne. I suggerimenti di Brialmont e la maggior parte dei campi trincerati europei spingevano per la realizzazione di una o più corone di opere esterne con una cinta di sicurezza a protezione della città, soprattutto nel caso in cui questa avesse rilevanza storico -monumentale. Nel caso di Roma tale importanza era fuori discussione e, vantaggio non da poco, la città era già stata dotata di cinte fortificate, realizzate in vari periodi e stratificate nel tempo, che racchiudevano buona parte del territorio urbano.
Alla destra del Tevere troviamo la cinta bastionata che da Castel Sant’Angelo ingloba l’area del Vaticano e si estende a sud sino a Porta Portese, intersecando a nord-ovest la via Trionfale (tra Porta Angelica e Porta Castello), a ovest la via Aurelia (sino a Porta S. Pancrazio) e a sud-ovest la Portuense, sino a Porta Portese.
Sulla sinistra del Tevere l’esteso perimetro della città era racchiuso dalla cinta aureliana, che a nord incrociava la via Flaminia (Porta Flaminia), la Salaria (Porta Salaria), la Nomentana (Porta Nomentana), a est la Tiburtina e la Prenestina con le porte omonime, a sud-est la Appia Nuova sino a Porta S. Giovanni, la Appia a sud sino a Porta Capena e si concludeva con la Ostiense.
Una svolta importante per ciò che concerne il ruolo delle mura nel campo trincerato della capitale si ha nel 1885. Il nuovo Ministro della Guerra, il generale Ricotti, probabilmente sulla scorta delle critiche sino ad allora mosse a quell’impostazione di campo trincerato, fermò la realizzazione di ulteriori opere esterne, già numerose, a favore di due soluzioni difensive: i muri staccati alla Carnot, da realizzare nei forti già costruiti, e una nuova impostazione della cinta muraria.
Già dal 1885 si registrano progetti e iniziano i lavori per la nuova cinta che riguarda essenzialmente la destra del Tevere che nella parte a nord del Vaticano rimaneva scoperta.
Al 1885 risale il progetto di cinta difensiva sulla destra del Tevere; dopo il primo tratto previsto, quello cioè tra il forte Monte Antenne (completato nel 1882) e il Tevere, realizzato tra il 1885 e il 1893, abbiamo il progetto del tratto più impegnativo: tra il forte Monte Mario e Villa Fontana, ricollegandosi al bastione del Belvedere della cinta vaticana.
Dal fianco sinistro del forte Monte Mario la cinta oltrepassava via Trionfale e, piegando verso sud, giungeva sino al Piccolo Tivoli, scendeva nella valle della Balduina per poi risalire alle quote di Villa Bini, Ciocci e Bianconi; seguiva una rientranza di collegamento con il bastione delle mura vaticane e proseguiva ancora a sud sino all’altezza di Villa Fontana e da lì era previsto un raccordo alle mura gianicolensi di Urbano VIII. I lavori relativi a questo tratto, di circa 3500 metri, durarono dal 1886 al 1905. Queste mura, dal tracciato poligonale, avevano parapetti in terra rivolti verso il basso, larghi 5 metri, e caponiere nei punti angolari a difesa del fossato esterno ampio ben 8,50 metri. Sia la scarpa che la controscarpa erano protette da murature atte ed impedire così ogni mina sotterranea.
In determinate posizioni vi erano batterie di forma poligonale che si ricollegavano per il lato esterno all’andamento della cinta, all’interno delle quali erano posizionate postazioni di artiglieria con traiettorie attentamente calibrate e traverse intermedie.
Si trovano delle batterie poco prima dell’altura Tivoli (quattro postazioni), in corrispondenza della Villa Bini, con ben cinque postazioni, nei pressi di Villa Bianconi (quattro postazioni). Nel tratto in corrispondenza di Villa Santini la cinta perdeva compattezza per difficoltà topografiche e diventava un insieme di cortine che seguivano le curve di livello, alcune delle quali si congiungevano al bastione del Belvedere. La cinta riprendeva compattezza nell’ultimo tratto realizzato, tra Villa Santini e Villa Fontana, dove troviamo due batterie.
Le mura gianicolensi furono valutate idonee per costituire la cinta di sicurezza dell’area sud-occidentale della città. Furono realizzate, però, alcune opere esterne per migliorarne le difese.
Per quanto riguarda le difese a sinistra del Tevere, le mura aureliane costituivano, così come previsto già dalle prime impostazioni del campo trincerato, la cinta di sicurezza. I rilievi del 1873 avevano individuato i punti particolarmente critici di una cinta con una morfologia assolutamente non adeguata alla resistenza di un attacco; nonostante ciò la sua esistenza e l’enorme estensione costituivano un punto saldo del campo trincerato.
Si completava in questo modo il campo trincerato di Roma, costituito non solo da opere esterne quali forti e batterie, ma anche da nuovi tratti di mura e dalla cinta di sicurezza che a destra del Tevere erano le mura gianicolensi e a sinistra le mura aureliane con l’aggiunta di opere di ausilio per la difesa del nucleo urbano.
Le Batterie
La Batteria Appia Pignatelli
La batteria Appia Pignatelli fu realizzata tra i forti Appia Antica e Casilina, tra loro troppo distanti per la presenza nelle aree intermedie dell’acquedotto Claudio. La batteria prese il nome della via lungo la quale fu costruita, nella valle dell’Almone. Distava dalla cinta di sicurezza, nello specifico da Porta San Sebastiano, circa 3500 metri ed era, quindi, arretrata rispetto ai due forti, dai quali distava un chilometro (rispetto all’Appia Antica) e 2800 metri (dal Casilina). Con il fronte la batteria controllava l’area tra le vie Appia Pignatelli e Appia Nuova, sino alla tenuta di S. Maria Nuova; con le artiglierie del fianco destro venivano controllate le aree pianeggianti tra Appia Pignatelli e Appia Antica e serviva da sostegno al forte Aurelia Antica; le artiglierie del fianco sinistro controllavano l’acquedotto Claudio e traguardavano l’altra batteria limitrofa.
La batteria fu realizzata tra il 1883 e il 1888, dopo la deliberazione dei lavori da farsi da parte della Commissione presieduta dallo stesso Ministro della Guerra riunitasi nel 1882. La batteria, in considerazione delle sue ridotte dimensioni, costò £ 577.162, quasi la metà rispetto a un forte di seconda generazione.
La Batteria Porta Furba
La batteria fu realizzata per la copertura dell’area tra il forte Appia Antica e il forte Casilina, arretrata rispetto a quest’ultimo e a 3400 metri rispetto alla Porta S. Giovanni della mura aureliane. La necessità di quest’opera era determinata da due presenze rilevanti che andavano tutelate: l’acquedotto Felice e la linea ferroviaria Roma-Napoli, entrambe di estrema importanza per la tutela della capitale da un punto di vista della resistenza e di collegamento in caso di assedio. La batteria era situata nella direzione del forte Casilina arretrata di 1800 metri, mentre distava 2600 metri dalla batteria Appia Pignatelli, che era a sud- ovest.
Era situata all’incrocio della strada del Mandriane con la via Tuscolana e vi si arrivava attraverso una strada militare che collegava i forti alla sinistra del Tevere dal Pietralata sino all’Appia Antica.
Le artiglierie del fianco sinistro coprivano l’area abbastanza estesa tra i forti Casilina e Predestina, in particolar modo l’area tra la via e il forte Casilina, che la batteria sorvegliava alle spalle; con i tiri frontali si custodiva il tracciato ferroviario sino all’acquedotto Felice con l’area tra la via Tuscolana e l’Appia nuova; col fianco destro non vi poteva essere il traguardo con la batteria Appia Pignatelli per la presenza della ferrovia.
La batteria fu realizzata contemporaneamente alla Appia Pignatelli e la costruzione durò tre anni, dal 1883 al 1886, con costi abbastanza vicini: in questo caso i lavori ammontarono a £ 600.000 alle quali si aggiunsero £ 86.511 per gli espropri.
La Batteria Nomentana
La batteria Nomentana fu realizzata a destra (direzione d’uscita) della via omonima, arretrata rispetto ai forti limitrofi: Pietralata a destra (distante 1700 metri) e il Monte Antenne a sinistra (distante 2200 metri) e a circa tre chilometri da Porta Pia della cinta di sicurezza. La batteria aveva un ruolo strategico notevole in quanto le si affidava il controllo della via Nomentana, del fiume Aniene e di una vasta area intermedia tra i due forti. Con le artiglierie del fronte batteva la vallata dell’Aniene sino al Monte Sacro e al fosso di S. Basilio; col fianco destro teneva sotto controllo l’area a sinistra del forte Pietralata, mentre le artiglierie del fianco sinistro controllavano l’area sino alla via Salaria con l’ampia vallata dell’Aniene. Le artiglierie erano strutturate con una postazione doppia sul fronte e due per ogni lato.
In considerazione degli eventi legati a Porta Pia avvenuti pochi anni prima, alla batteria si attribuiva un compito difensivo importante, anche se non si paventavano attacchi da questa parte della città.
La batteria fu realizzata tra il 1884 e il 1890, penalizzata dal cambio di strategia del generale Ricotti. L’ammontare complessivo dei costi fu pari a quello delle altre due: £ 600.000, con un’indennità per gli espropri di £ 231.158.
La gran parte di questo testo proviene dal libro a cura di Elvira Cajano “Il sistema dei Forti militari a Roma” - Gangemi Editore la cui proprietà letteraria è riservata
